adrianacantisani blog2

Angeli Custodi PDF Stampa E-mail
Martedì 28 Ottobre 2014 00:00

angeli-custodi-adriana-cantisani

La settimana scorsa ho partecipato ad un workshop di clownerie. Sono già tre anni che mi trovo con il mio gruppo di Nose to Nose e, come tutte le volte, anche stavolta lo aspettavo con ansia. Sapevo che lavorare con Vivian Gladwell mi suscita grandissime emozioni ma mai avrei pensato di precipitare nel più profondo del mio essere e trovarmi faccia a faccia con le mie paure come è successo durante un'attività fatta tante volte in classe: gli Angeli Custodi.

L'attività in sé è molto semplice. Lavorando in coppia, uno diventa "l'essere umano" e l'altro "l'angelo custode." L'essere umano deve tenere gli occhi chiusi e muoversi liberamente nello spazio, a ritmo di musica, seguendo il suo istinto e le sue emozioni. Il lavoro del angelo custode è quello di svolazzargli intorno e guidarlo delicatamente in modo che non vada a sbattere contro gli altri esseri umani o contro gli oggetti nella stanza. Deve proteggerlo, insomma, in modo che non si faccia male. E' un'attività che insegna ad avere fiducia nel compagno, importantissimo nel lavoro del clown.

Non ho avuto alcun problema a fare l'essere umano. Ho chiuso gli occhi e ho lasciato il mio corpo libero di muoversi come voleva. Volteggiavo, mi fermavo, correvo, sempre ad occhi chiusi. Mi sentivo galleggiare. Si, la sensazione era proprio quella di galleggiare. Galleggiare nell'aria. (Si può galleggiare nell'aria?) Ricordo di aver pensato che mi sentivo uno spirito in cielo e non un essere umano. Per un attimo non ho capito se dovevo proteggere o essere protetta. Ero felice. Ero senza pensieri e volteggiavo, volteggiavo. Avevo piena fiducia nel mio compagno. Non mi sarei fatta male. 

angeli-custodi-adriana-cantisani-2

Poi è cambiata la musica e toccava a me di fare l'angelo custode ed al mio compagno, Franco, di fare l'essere umano. Mi sono impegnata tantissimo per farsì che non si facesse male, ma lui è andato a sbattere più volte contro le altre persone. Gli ho pestato i piedi. L'ho fatto inciampare. Certo, non appositamente ma non riuscivo a stargli dietro. Quando è arrivato il momento di cambiare compagno ho fatto lo stesso. Tanya, Tita ed Eliana sono tutte andate a sbattere. Non sono stata un buon angelo custode. Ero perplessa ed arrabbiata con me stessa. Avevo fatto questa attività tante volte in passato, cos'era cambiato questa volta? Perché trovavo tante difficoltà?

Finita l'attività ci siamo messi in cerchio per parlare di com'era andata, di come ci sentivamo, delle emozioni e le sensazioni provate. Quando è arrivato il mio turno mi sono trovata davanti ad una grande verità:  non ero riuscita ad essere un buon angelo custode perché in quel momento della mia vita sentivo di non essere in grado di proteggere nessuno. La ammissione mi ha fatto spezzare la voce e non sono riuscita a feremare le lacrime. 

Credo che una parte di me vorrebbe essere l'angelo custode delle persone a me care -i miei figli in primis- ma mi rendo conto che loro stanno crescendo e che avranno sempre meno bisogno della mamma che para gli spigoli. Ci sono situazioni nella loro vita, ci sono dei dolori nella loro vita, che vanno vissuti e per quanto vorrei proteggerli mi rendo conto che nulla che io possa dire o fare cambierebbe la situazione. Devono affrontare la vita loro. 

Mi sono sentita inutile e triste, come se una parte della mia esistenza non ci fosse più. Solo l'abbraccio e le parole della mia amica, Tita, mi hanno riportato alla realtà e dato un grande conforto: non siamo angeli custodi ma semplici esseri umani. Non siamo quindi in grado di evitare le lacrime alle persone che amiamo ma possiamo sempre piangere insieme a loro.

Siamo esseri umani, spesso noi mamme ce lo scordiamo.

-------------------------------

Sono passati quasi 5 anni da quando ho scritto questo articolo. I miei ragazzi sono uomini a tutti gli effetti e mi sento di scrivere che la cosa da cui volevo proteggerli era la malattia devastante del loro più caro amico, un ragazzino di 17 anni colpito da un tumore cattivissimo. Come potevo preparare i miei figli a quel dolore? Specialmente al mio "piccolo" Tommy che l'anno prima aveva perso un carissimo amico sotto le rotaie di un treno che non ha visto arrivare....

Il nostro carissimo A è stato in ospedale per più di 11 mesi senza uscire neanche un giorno. Ciclo su ciclo di chemioterapia; un'infezione batterica durata più di una settimana con 40 febbre (roba che se non ti ammazza ne esci almeno cieco...); una sofferenza interminabile; un corpo robusto diventato lungo ed esile...

Ogni mattina mi svegliavo con il nodo in gola, come pure mia marito, col dolore per quel nostro amico che abbiamo visto crescere dalla prima elementare insieme a nostro figlio minore, a cui abbiamo fatto la doccia tante volte dopo le partite di mini-calcio la domenica o dopo gli allenamenti, a cui cucinavo almeno 4 volte alla settimana perché era sempre a casa nostra, a cui volevamo bene come se fosse un nipote o forse qualcosa in più.  Più di una volta ci siamo svegliati con il viso rigato di lacrime ed il cuore pesante.

A ha combattuto con i denti ed ha vinto. Oggi, 5 anni dopo, sta bene e lo voglio celebrare perché mi ha insegnato tanto. E' un esempio per tutti. E' il nostro eroe. 

Ti voglio bene, A. Tantissimo.

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Ottobre 2019 15:29