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Farsi ascoltare dai bambini PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   

farsi ascoltare adriana cantisani

3 diavoletti travestiti da angeli ovvero
Gli "Shtupidini"
Palma di Mallorca, 2003


Quante volte hai chiesto a tuo figlio di fare qualcosa per sentirti dire NO / DOPO / NON VOGLIO / MA PERCHE'? / NON E’ GIUSTO/ PRIMA MIA SORELLA/ ECC. ? Sembra quasi che i bambini non siano in grado di portare a termine una semplice richiesta senza che si trasformi in una dramma. La lotta continua ti sfinisce, hai lavorato tutto il giorno, vorresti solo un po’ di collaborazione e poi succede che perdi le staffe. Urli tu. Urla lui. Piange. Ti sembra di impazzire. “Ma perché? Dov’è che sbaglio?”, ti chiedi.

Durante una vacanza a Mallorca con una coppia di amici e loro figlio nel 2003 abbiamo pensato di approfittare del servizio di babysitteraggio del residence dove alloggiavamo. E' arrivata Carolina, una giovane di circa 23 anni. Indossava pantaloni blu e una polo bianca con il logo del Marriott. I suoi capelli neri erano raccolti in uno chignon teso dietro alla nuca. Sembrava una ballerina e ci è apparsa molto dolce. Prima del suo arrivo avevamo istruito i bambini di giocare per benino, non litigare, dare retta, mangiare tutto, andare a letto quando Carolina avrebbe detto che era ora, ecc. ecc. 

I tre angioletti l’hanno accolta educatamente e ci hanno salutato con la manina dalla finestra mentre noi adulti ci avviavamo verso un ristorante di pesce non troppo lontano. Eravamo tranquilli, Carolina ci era piaciuta ma nascosto nel più profondo del nostro cuore avevamo un pizzico di preoccupazione.

Non per i bambini, però.

Al nostro ritorno abbiamo trovato la casa sottosopra. Cuscini e giochi sparsi dappertutto. Il divano in disordine. Un bambino addormentato per terra, uno sul divano e uno –el chiquito- disteso come un re sul lettone. Tutti e tre sudati fradici. Tutti i tre sfiniti. Ma quella messa peggio era Carolina. La polo mezza fuori dai pantaloni, lo chignon disfatto, i capelli sparati che sembrava una strega, la faccia a pezzi. Sembrava una passata per la centrifuga.

Dopo qualche domanda abbiamo capito che non voleva dare la colpa a nessuno in particolare ma messa alle strette su chi si era comportato male, è crollata: el chiquito, señora- il piccolino. Chi l’avrebbe mai detto, eh? Guarda che faccia d’angelo… ;-)

Il giorno dopo, messi davanti ai fatti abbiamo avuto tre risposte diverse dai bambini, da sinistra a destra:

  1. "Siamo stati bravi."
  2. "Abbiamo giocato normalmente." 
  3. "Abbiamo fatto gli shtupidini!" (sogghignando, ovviamente.)

Nel mio lavoro incontro tanti genitori che si lamentano che i bambini non collaborano, non fanno quello che viene loro chiesto e posso dire che spesso non è la richiesta in sé che causa il problema ma le parole che usiamo.

E’ vero. A volte basta solo cambiare le parole per ottenere la collaborazione dei bambini.

Per l’adulto a volte è difficile rendersi conto che il bambino sta crescendo e non solo in altezza. La crescita è accompagnata da più autonomia, da un senso di valore, da un intelletto ogni giorno più complesso. Sentiamo parlare spesso della parola autostima e pensiamo che per aumentare l’autostima nei nostri bambini bisogna dire loro continuamente quanto sono bravi, quanto hanno fatto bene una cosa, quanto bello sia il loro disegno, ecc. Ma l’autostima dei bambini non cresce solo a parole, cresce con i fatti e niente la fa crescere di più che il sentirsi competenti.

Consentire anche una loro scelta all’interno delle nostre decisioni può aiutare molto nell’ambito della collaborazione. (Se la mamma chiede il mio parere è perché il mio parere vale).

Perché non modifichiamo le nostre richieste in modo da coinvolgerli, offrendo una scelta, invece di impartire ordini e dirigerli come soldatini? Dando loro una voce dimostriamo di rispettare e stimare le loro opinioni e le loro scelte. E’ ovvio che non possiamo delegare tutta la responsabilità a loro e per questo, ad esempio, una scelta tra A e B funziona. Loro scelgono ma a priori abbiamo già scelto noi. Nota la differenza tra queste frasi:

Lavati i denti... Vuoi lavarti i denti adesso o dopo la doccia?

Metti via i giochi che si mangia...  Fra poco si mangia. Dove mettiamo quei libri? Vuoi metterli subito nella libreria o sul tavolino in camera e li metti via dopo cena?

Vestiti che è ora di uscire...  Veloce che dobbiamo uscire. Te la metti adesso la giacca o in ascensore?

In ogni esempio non è in dubbio quello che si deve fare. Ma il tono allegro e la possibilità di scelta sulla modalità di come l’azione andrebbe fatta spesso vengono accettate dai bambini di buon grado risultando in una maggiore collaborazione!

I bambini più piccoli o quelli sovrastimolati o sopraffatti dallo stress di dover prendere una decisione spesso hanno bisogno di un aiuto diverso. Invece di offrire una scelta, concediamo loro il permesso. Il risultato sarà uguale:

Adesso puoi andare a lavarti i denti.

I giochi li puoi mettere anche sul tavolino così mangiamo con calma e dopo li sistemi nell’armadio.

La giacca la puoi lasciare un po’ slacciata, così non ti stringe sul collo.

Sembrano quasi dei privilegi concessi ma in realtà sono degli ordini. Sono però, degli ordini rispettosi e rasserenanti, distanti anni luce dalle frasi iniziali. Vedrai che aggiungendo un po’ di parole alla frase “secca” anche il tuo tono si addolcirà. Io so che dietro la frase “Lavati i denti” non c’è rabbia ma solo fretta. Prova, però. Dilla allo specchio e dimmi se sorridi quando la dici. Dimmi se il tono non ti sembra un po’ scocciato anche se non lo è.

Farsi ascoltare non è sempre facile e la povera Carolina lo sa bene! (Chissà se ha avuto dei figli?) A volte bastano dei piccoli cambiamenti, però (e anche una giornata intensa di mare come in questa foto ;-)  Non sembrano degli angioletti?)

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Tommy ed Alex, Palma di Mallorca 2003


E ricorda, se vogliamo che cambino LORO, dobbiamo cambiare prima NOI.

Oggi sono uomini e queste strategie non servono più (adesso servono altre ma sarà per un altro post!) L'unico "ragazzo" che non dava mai retta era il nostro amatissimo Artigas che oggi non c'è più. Mille volte abbiamo provato ad impedirgli di mettere le zampe sul tavolo ma niente. Lui era il boss. Mi faceva impazzire ma quanto mi manca il mio vecchio amico!

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