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Ti regalo... il maternage PDF Stampa E-mail
Lunedì 13 Ottobre 2014 10:25

ti regalo il maternage - copia

Un noto proverbio afferma che “per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio”.

Affinché una madre possa allattare a richiesta, stare vicina al suo piccolo sempre, di giorno e di notte, in maniera serena e positiva, è necessario che ci sia qualcuno che si faccia carico della madre stessa. Tanto più c’è una rete forte che la sostiene, che si occupa delle faccende domestiche al posto suo o insieme a lei, che si preoccupa del suo nutrimento, e che la aiuta nella gestione degli altri figli, tanto meglio questa madre potrà e saprà essere punto di riferimento continuo e costante per il proprio bebè. (Tratto dall'articolo "I bambini hanno bisogno di contatto... e le mamme?" di Silvia Colombini; foto "bimbo e mamma" di agsaran su flickr.com)

A 20 anni ero già fuori di casa.. dall'altra parte del mondo per essere precisa.  Nonostante fossi figlia unica, i miei genitori hanno sempre incoraggiato questa mia indipendenza, spingendomi dolcemente ad assaporare la vita, a prendere le mie proprie responsabilità, a cadere per poi rialzarmi più forte di prima.

Mia madre mi confessa oggi che, specie nei primi tempi, piagnucolava in giro per la casa per quanto le mancassi. Entrava in camera mia, sparpagliava in giro qualche mia vecchia scarpa, accendeva il mio stereo ad un volume decisamente troppo alto e se ne andava in salotto a guardare la tv. Quella musica a tutto volume la disturbava, certo, ma le sembrava di avermi lì.

Quando venni a vivere in Italia mi colpì quanto gli italiani dipendessero dai loro genitori, specialmente dalle loro mamme che entravano in casa loro con pentole di cibo già preparato, bucati lavati e stirati, detersivo in mano per fare le pulizie ai loro "bimbi" ormai ventenni e in alcuni casi quasi trentenni. Quasi tutti loro avevano ricevuto in dono adirittura la casa (o una buona parte dei soldi per il mutuo) dai genitori.

I miei, non erano così. Erano venuti a trovarmi diverse volte, almeno una volta all'anno, ma fu solo quando dissi loro di aspettare un bambino che fecero la (coraggiosa) scelta di lasciare gli Stati Uniti per passare "gli ultimi anni" come li chiamava mio padre, quì, insieme ai nipotini.

Ricordo che una volta avevo il ferro da stiro rotto e allora chiamai mia suocera per chiederle se potevo portarle alcune camicie di Mirko da stirare. Naturalmente, da classica mamma italiana che era, mi rispose di sì. Quando invece chiamai mia madre per chiederle la stessa cosa mi rispose con un "Ti presto il mio ferro." Questa era la mamma, cosa mi era passato per la mente a pensare che mi avrebbe stirato le camicie?? Quando lo raccontai a mia suocera rimase a bocca aperta (come sicuramente anche voi lo siete ora mentre leggete questo post.)

Ma mia madre mi diede l'aiuto più grande, il più importante per me e per i miei figli, proprio quando diventai mamma. Quella donna che non si era mai offerta di sistemarmi la casa o fare altre facende domestiche veniva tutti i giorni a casa mia dal momento che ritornai dall'ospedale.

"Non ti devi preoccupare di nulla" mi diceva. "Il tuo lavoro è quello di entrare in relazione con quel bambino. Devi esserci sempre per lui, a qualsiasi ora, perché lui dipende da te. La casa, il bucato, nulla è più importante in questo momento tranne il legame che stai creando con quella creatura e per farlo bene devi essere serena e riposata. Al resto ci penso io."

Per i primi due mesi stava lì tutto il giorno: faceva la spesa, lavava, cucinava, sistemava la casa. Mi copriva quando mi addormentavo a metà pomeriggio, aproffittando che il mio piccolo dormisse. Dal terzo al quinto mese veniva solo al mattino. Dal sesto mese non mi pulì mai più nulla finché non nacque Tommaso tre anni dopo ed il ciclo ripartì.

Avere mia madre vicina durante quei primi mesi fu il regalo più bello che mi poteva dare. Quando guardi negli occhi il tuo bambino di pochi giorni non tutte le mamme sanno cosa dire. Lo guardi stupita, incredula che un esserino così piccolo abbia cambiato così tanto la tua vita e che sia entrato così in profondità nella tua essenza. Lo ami con tutta te stessa ma lo guardi in faccia e non sai cosa dirgli. Gli devi parlare o basta il tuo sguardo? E quando piange, perché lo fa? Cosa vuole? E' diverso il pianto del sonno da quello della fame? Come si capisce? Come si capisce di cosa ha bisogno il bambino?

Nessuno nasce con delle risposte. Le troviamo man mano cresciamo con il nostro piccolo, quando entriamo in simbiosi con lui, quando i nostri ritmi battono all'unisono. L'attaccamento con il nostro bambino è la base di un rapporto di amore e di fiducia che porterà un giorno ad una grande autonomia del bambino che si sentirà pronto al distacco per esplorare il mondo.

Prendiamo esempio dalla Nonna Lilian: invece di regalare vestitini e gadget alle amiche che partoriscono, perché non regalarle ore del nostro tempo? Quattro o cinque amiche unite possono regalare un mese di serenità! Perché ricordate: per crescere un bambino ci vuole un intero villaggio. Credetemi, nessun regalo sarà più prezioso!

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