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Scritto da Adriana Cantisani   
Sabato 31 Gennaio 2015 00:00

Si, perché è quello che ho pensato quando mi dissero che non c'era più il battito: che era morto. Ricordo gli angoli della bocca che all'improvviso si piegavano all'ingiù come se alle loro estremità ci fossero dei pesi. Ricordo lo sguardo quasi schifato e la risatina sarcastica della dottoressa che mi fece l'ecografia e mi disse: "Coraggio, Signora, sono solo un mucchio di cellule." Faceva Porcu di cognome, non lo scorderò mai e pensai che quel nome le stava bene.

Quanto fredda la Porcu tanto dolce un'infermiera che nulla aveva a che vedere con il reparto di ginecologia né con bambini e gravide. Era quella che mi fece l'elettrocardiogramma in preparazione all'anestesia che mi avrebbero fatto il giorno dopo. Non ho mai saputo il suo nome ma ricordo bene il suo sguardo. Entrò in camera e mi chiese cos'era successo. Io, con tutta la forza ed il coraggio che avevo, le dissi con voce serena e spavalda che l'indomani mi avrebbero fatto un raschiamento perché il battito del mio bambino si era fermato. "Capita una volta su tre in natura," le dissi quasi come volendomi scusare di qualcosa che neanch'io sapevo. Lasciò da parte tutte le ventosine che stava preparando e si sedette sul mio letto, al mio fianco. Mi accarezzò il viso e guardandomi dolcemente mi disse "ehi cinna, nessuno ti ha detto che puoi piangere?" E mi abbracciò. Non so quanti minuti sono stata con lei a piangere, forse una ventina, e lei non aveva fretta. Non disse niente, mi lasciò piangere e basta.

Molte donne perdono un bambino nel primo trimestre di gravidanza. Forse, appunto, una su tre. Se una non ha figli credo che la cosa possa essere ancora più traumatica perché ti chiedi se mai li potrai avere. Se la gravidanza si interrompe nel secondo o nel terzo trimestre credo pure che sia peggio. Ma posso assicurarvi che anche perdere un bimbo nel primo trimestre, prima di sentirlo muovere, è comunque un GRANDE dolore. Almeno per me è stato così. Non era un mucchio di cellule che non si riproducevano più. Era il mio bambino che aveva smesso di vivere. Si, dico vivere perché per me è già vita dal momento del concepimento. 

pregnantIn questi giorni sono avvenuti due fatti di cronaca importanti: due donazioni che sicuramente ti fanno pensare. La prima è stata una donazione di reni da parte di una neonata morta subito dopo la nascita nel Regno Unito. A mio avviso, i genitori hanno compiuto un gesto di grandissima generosità scegliendo di donare i suoi piccoli organi che sono subito stati trapiantati, donando la vita ad un altro bambino. E' il primo trapianto di successo nel suo genere. Nel buio del dolore, i genitori della bambina morta hanno trovato un barlume di luce e di speranza sapendo che un'altra vita potrà proseguire. 

Dall'altra parte del mondo si parla di un'altra donazione, che come la prima migliorerà la vita a qualcuno o addiritura a tantissime persone. Si tratta di una donazione di cellule staminali contenente la mutazione genetica che causa la ALD, Adrenoleucodistrofia (la malattia trattata nel film L'Olio di Lorenzo.) Le cellule provenivano da embrioni affetti dalla malattia. Gli embrioni appartengono a Brooke Kendrick ed al marito che decidono di fare una famiglia ma essendo Brooke portatrice della malattia sanno che il rischio di trasmettere la ALD ad un figlio maschio è altissimo e perciò scelgono di bypassare un concepimento naturale a favore di una fertilizzazione in vitro con successivo impianto di embrioni sani. (Sembra che negli USA si possa testare geneticamente gli embrioni e scartare quelli malati). Oggi la coppia è in attesa del secondo figlio (sempre concepito con l'assistenza della scienza) ed è felicissima non solo del bambino sano che hanno ma anche perché grazie ai loro embrioni scartati, gli scienziati possono studiare la malattia nelle primissime fasi embrionali e capirla meglio.

Capisco la ricerca. Non critico né voglio iniziare una polemica perché sicuramente il discorso è lungo e complesso con tante sfaccettature, alcune belle ed altre brutte, ed è sicuramente grazie alla ricerca che oggi abbiamo la qualità di vita di cui godiamo. Mi chiedo solamente se questi embrioni vengono ricordati come quei bambini mai nati, quei figli che non ce l'hanno fatta, e mi chiedo se, come capita a me, la signora Brooke si sente stringere il cuore ad ogni mancato compleanno. 

Due dei miei bambini non sono nati ma so che hanno vissuto. La vita non inizia dopo il parto o quando avvertiamo i primi movimenti. La vita c'è dal primo istante e per quanto piccola, è grandissima. 

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