Flower Girl PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Venerdì 04 Dicembre 2015 15:37

Avrei tanto voluto fare la flower girl ma non mi è mai capitato. Sono un romantica per natura, adoro la letteratura vittoriana, il pizzo antico, la formalità di un era passata (e adoro anche che sia passata!) e non posso negare (si, mi imbarazza un po') di essere rimasta sveglia fino a tarda notte per vedere il matrimonio di Charles e Diana nell'estate del 1981. I vestiti delle piccole flower girl erano splendidi e mentre sapevo che non avrei mai sposato un principe, nulla mi impediva di sognare...

diana

Undici anni dopo è arrivato il giorno del mio matrimonio. Non è stato con un principe ma con il normalissimo Molly e almeno per un giorno mi sono sentita una principessa anch'io. Non avevo le flower girl (ma sì i flower boys, e mi rifiuto di chiamarli pagetti), nessuna delle invitate indossava un cappello (cosa che ho trovato stranissimo e decisamente fuori luogo!), gli invitati erano poco formali e forse troppo interessati a quello che si sarebbe mangiato. Gli invitati da parte di mio marito erano 120. Dalla mia, due: papà e mamma. Ero triste di non poter condividere la mia favola con le mie amiche americane ma quando ti sposi all'estero, a volte succede. Almeno il castello era da principessa. 

flower girl castello

Ed io mi sentivo una principessa. Il mio vestito l'ho conservato sotto vuoto (e ce l'ho tutt'ora) perché forse un giorno mia figlia lo avrebbe voluto indossare. Ovviamente ho avuto solo figli maschi. La scatola in cui è conservato occupa un sacco di spazio e mio marito ogni tanto prova a dire che potremmo darlo via ma io dico NO, lo voglio conservare per una futura nuora o per le mie nipotine. Visto che lo sto pianificando, sicuramente non arriveranno né l'una né le altre. O forse, se ci saranno, diranno che il vestito è antico, che fa schifo, che è da vecchia o di cattivo gusto o qualcosa di simile che (giustamente) tutte le generazioni più giovani pensano, anche se non dicono, del vestito della loro madre e/o suocera. Infatti, neanche Kate ha indossato il vestito di Diana (e ha fatto bene!) Ma quel giorno principessa mi sentivo e quindi, principessa ero:

flower girl adri2

Avevo 24 anni e mi ero appena laureata. Tutti i miei sogni si stavano avverando. Ero felice, stavo sposando l'uomo che amavo e avevo finito gli studi. Per me gli studi erano una cosa quasi impossibile. Fin dalla terza elementare è sempre stato un percorso in salita. Le mie maestre mi definivano una bambina buona, dolce, intelligente ma estremamente timida, "persa" e svogliata. I miei professori alle superiori  scuotevano la testa e mi chiedevono se ero sicura di voler fare l'università "sai, è tanto difficile." Solo Mrs Eveleth credeva in me. Non a caso era la professoressa di psicologia. Ed è stato proprio perché mi piaceva lei che mi sono iscritta alla facoltà di psicologia della University of California a San Diego. E perché volevo capire perché non capivo quello che studiavo.

All'epoca non si parlava di DSA, eri semplicemente un po' tonta, svogliata, incapace, pigra e potrei continuare ma non voglio. Non voglio ricordare gli aggettivi usati perché mi viene in mente solo la mia ansia di dimostrare che non ero tutte quelle cose. Ricordo l'ansia che si tramutava in vomito ogni volta che c'era il compito in classe, il vomito che usciva dalla mia bocca subito dopo la colazione e poi due ore dopo, prima del compito, in un bagno con le mattonelle verdi e senza porte. E poi il terzo vomito della giornata quando uscivo da scuola e dovevo camminare i cinque blocks (isolati) che mi riportavano a casa. Cinque isolati per pensare cosa avrei detto ai miei genitori. Cinque isolati per sentirmi stupida ed un fallimento. Cinque isolati per essere ridicolizzata dai miei compagni di classe. Cinque isolati per pensare a Lady Diana e a quanto bello doveva essere essere una principessa. Nel 1978 odiavo il numero 5.

Oggi ho quasi 50 anni (si avvicina quel 5!) e nella vita per fortuna mi è andata decisamente meglio che a Diana. A volte in inglese si parla di bambini che sono "late bloomers", ovvero coloro che fioriscono tardi. Sono bambini che fanno una gran fatica a scuola ma che quando sbocciano possono anche stupire. Sicuramente per me è stato così perché quando sono andata alla cena per festeggiare i 35 anni dalla fine della scuola media ho veramente stupito tutti. La space cadet (come mi chiamavano allora) non aveva più la testa tra le nuvole.

Quando ho visto la pubblicità di questo vaso da fiori della PA Design non sono riuscita a non sorridere. Si chiama "Flowerman" e mi ha ricordato me stessa da bambina: un corpo anonimo cui testa un giorno avrebbe sbocciato. La late bloomer. 

Alla fine, mi sono accorta, sono sempre stata una flower girl.

flower girl- flowerman by pa design

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