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Il compleanno PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Sabato 09 Aprile 2016 11:05

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Era l'estate del 1972 quando Billy Joe compiette 5 anni. Me lo ricordo come se fosse ieri. Ricordo il calore del sole sulla pelle mentre giocavamo in cortile, sudati e striati di terra. Ricordo l'odore dell'aria: un misto di erba secca e sabbia del deserto che veniva trasportato dal vento di Santa Ana, un vento caldo che ti accompagnava fino a tarda notte quando i genitori sedevano fuori a fumare sigarette Winston e bere birra fredda con Seals and Crofts che suonavano su qualche radio in sottofondo (ascoltali qui). Ricordo le nostre risate mentre giocavamo a strega ed il gradino sul quale immancabilmente mi inciampavo, correndo verso la "pace". Ricordo i miei stinchi pieni di lividi e il sapore salato delle mie lacrime ogni volta che vedevo il bozzo formarsi lungo la mia tibia. Una volta ne contai 11 su una sola gamba. Ricordo che nonostante mi inciampassi, nulla mi fermava dal correre.

Mi ricordo di tante cose di quei giorni ma soprattutto ricordo la festa di compleanno di Billy Joe.

La aspettavamo tutti con ansia. Ci chiedevamo l'un l'altro bisbigliandoci nelle orecchie il regalo che gli avremmo preso e parlavamo del "punch" che avremmo bevuto e la cioccolata che avremmo mangiato. (Punch e cioccolata non erano cose da tutti i giorni ed il punch non è una bevanda alcolica, eh!) La mia mamma mi portò in una giocattoleria dove acquistammo un paio di Walker Stompers (credo si chiamassero così). Erano come dei trampoli simili a quelli in questa foto.

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Avvolgemmo il pacco con della carta rossa ed un grande nastro blu. Lo tenemmo sullo scaffale della libreria in salotto fino al giorno della festa. Mia madre mi lavò i capelli e mi fece una coda di cavallo ben tesa, in alto sulla testa. Trattenni le lacrime mentre passava il pettine perché anch'io volevo che i miei capelli fossere in ordine per la festa. Era un'occasione speciale e indossai un prendisole giallo plissettato. La mamma mi pregò di non sporcarmi troppo e mi diede un bacio prima di uscire. Mi guardò dalla finestra mentre attraversai il cortile con il pacco rosso nelle mani e salì la scala opposta alla nostra verso l'appartamento di Billy Joe.

Mentre mi avvicinavo alla porta sentivo le trombette degli altri bambini. Non vedevo l'ora di bere il punch e dare il regalo a Billy Joe. Gli sarebbe piaciuto? Qualcun altro gli avrebbe fatto un regalo uguale? Mi alzai in punta di piedi per suonare il campanello. Ad aprire la porta venne la sua mamma. Dietro di lei vedevo gli altri bambini che giocavano e correvano. C'erano palloncini ovunque. Era la prima festa di compleanno a cui andavo. Guardai la mamma di Billy Joe e le porsi il mio regalo mentre dicevo "Buongiorno Signora..."  

Lei non lo prese e senza sorridere mi disse "Tu non sei invitata."

E mi chiuse la porta in faccia. Delicatamente, non sbattendola. Delicatamente, come se avesse aperto la porta per vedere se c'era qualcuno e poi appurarsi che in effetti non era così.  

Avevo solo quattro anni.  

Sentii come un pugno nello stomaco e tornai lentamente indietro verso casa mia con il pacco ancora tra le mani. Non capivo. Alla festa c'erano tutti i bambini. Tutti tranne me. Non so quanto tempo piansi. Quelle che mi erano sembrate ore sicuramente saranno stati pochi minuti. La mia mamma mi accarezzava la testa e mi baciava la guancia, ormai bollente dal tanto piangere. Venne una sua amica, Hilda, e anche lei mi coccolò tanto. Hilda e la sua famiglia erano uruguaiani come noi e vivevano nell'appartamento accanto a quello di Billy Joe.  

La mamma e Hilda chiacchierarono a lungo mentre io giacevo in dormiveglia sul mio lettino in salotto. Parlavano a voce bassa ma sentivo quello che dicevano. La mamma di Billy Joe era razzista e noi non le piacevamo perché non eravamo americani. Mia madre voleva andare dalla mamma di Billy Joe e sbranarla. Anche se parlava a bassa voce sentivo la rabbia nelle sue parole ed il suo singhiozzo ogni tanto. Piangeva? Non lo so. Credo di sì. Vidi Hilda abbracciarla.  

Dopo la mia penichella Hilda, che era come una nonna per me, si sedette sul mio letto e mi disse di alzarmi che saremo andati fuori a fare una passeggiata insieme alla mamma. Mi disse che quando ci si sente tristi bisogna andare in cerca di fiori perché i fiori portano allegria.  

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Nella valle di San Fernando in estate il caldo è talmente forte che non trovi un fiore vivo a pagarlo oro! Ogni fiore che vedevamo era già secco ed ecco che ricominciavo a piangere. Salimmo in macchina ed andammo in un centro commerciale dove Hilda mi comprò un paio di sandalini con le margheritine. "Vedi," mi disse. "I fiori ci sono sempre, bisogna solo saperli cercare."  

Quei sandali mi aiutarono tanto! Anche quando tenevo la testa bassa e ricominciavo a piangere bastava aprire gli occhi e le margheritine erano lì.

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Una volta arrivati a casa, con i sandalini ai piedi, la mamma ed io tornammo da Billy Joe per dargli il suo regalo. La festa era ormai finita e nuovamente aprì la porta sua madre. Ci disse che Billy Joe era nell'altra stanza e quando io stavo per darle il regalo mia madre nel poco inglese che parlava chiese di vederlo per dargli personalmente il suo regalo. Forse aveva intuito che la mamma di Billy Joe probabilmente l'avrebbe buttato via. Quando venne alla porta, Billy Joe mi chiese perché non ero andata alla sua festa. Non ricordo se rispondemmo o meno.  

A novembre compiei cinque anni anch'io e ormai era troppo freddo per i sandalini ma il mio vestito era fiorito. Riguardando le foto non posso che chiedermi se mia madre l'avesse fatto apposta, per circondarmi di fiori nel caso non venisse nessuno alla mia festa. Non servirono perché vennero tutti i bambini, compreso Billy Joe. Il suo regalo era in una busta bianca senza un biglietto e nemmeno una scritta. Dentro c'era un dollaro.

Non so se sua madre fosse razzista, volesse offendere, o fosse semplicemente stupida.

Qualche settimana dopo la mia festa Billy Joe si trasferì e non lo vidi mai più.

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