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Il gioco all'aperto per crescere bene PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Venerdì 21 Ottobre 2016 00:00

kids playing in woods

Le giornate stanno diventando sempre più fresche e sono sempre di più i bambini che vedo in giro vestiti come se dovessero andare al Polo Nord nonostante siamo ancora sopra i dieci gradi. Sono tutti sudati e paonazzi. Anche quelli seduti nel passeggino. I più grandicelli sono di malumore, i più piccoli strillano. Inutile dire che la mamma è già stressata dieci minuti dopo essere uscita di casa. Qualcuna si raccomanda con il figlio di “non sudare, altrimenti ti ammali e si ti ammali sono guai! La prossima volta, altroché venire ai giardini, stiamo in casa!” Benissimo.

Mio figlio adesso abita in Norvegia e quindi ci sentiamo spesso. A Bologna oggi ci sono 12° di media; ad Oslo 3°. I norvegesi devono confrontarsi con un clima difficile in inverno perché hanno poche ore di sole e quando nevica la neve rimane fino alla primavera. Per non parlare delle temperature abbondantemente sotto allo zero. Aggiungo anche che in casa si tolgono le scarpe e stanno con i calzini e dormono con la finestra aperta.

Uguale agli italiani, insomma.

Nonostante il clima ostico, i bambini norvegesi giocano fuori anche in inverno. Hanno un detto meraviglioso: “non esiste un tempo inadeguato per uscire, esistono solo vestiti inadeguati.” Ed hanno ragione.

Se con 15° i bambini sono infagottati non voglio pensare come saranno vestiti in gennaio. Beh, veramente lo so già. Saranno vestiti come adesso il che va bene… per passeggiare. La cosa più brutta dell’inverno in Italia (o almeno a Bologna) è che ai giardini a giocare, di bambini ce ne sono pochi.

I bambini, invece, devono giocare fuori tutto l’anno perché solo giocando liberamente riescono a sviluppare le abilità necessarie per crescere. Scoprono l’autonomia di scelta, sviluppano il tono muscolare e la coordinazione, sviluppano la creatività per creare mondi magici e fantastici.

Il gioco libero e creativo accompagna e completa lo sviluppo del bambino. Durante il gioco libero, quello con poca struttura e poche regole, i bambini imparano a risolvere da soli i problemi legati alla sfera sociale ed emotiva. Saranno i bambini stessi che prenderanno le decisioni per quelle che saranno le “regole del gioco”. Sicuramente non tutti saranno d’accordo ed ecco che inizieranno gli scontri.

Mia madre diceva sempre “ ci si scontra e ci s’incontra” ed aveva ragione. Non c’è cosa migliore di una sana lite tra bambini per imparare le abilità necessarie per negoziare, per rispettarsi, per trovare delle soluzioni dove prima si vedono solo intoppi e anche per chiedere perdono e perdonare.

Non voglio dire che bisogna completamente ignorarli quando si trovano in difficoltà. Assolutamente no. Non si nasce sapendo come risolvere i problemi ma nemmeno credo sia buono trovare per loro la soluzione. L’adulto dovrebbe semplicemente mediare lo scontro offrendo maniere alternative di vedere le cose incoraggiando l’uso di un tono rispettoso. A volte i bambini le vedranno, faranno la pace e torneranno a giocare insieme. Altre volte non si arriverà ad alcun accordo e qualcuno andrà via leccandosi le ferite, come si suole dire. E anche questo va bene. Queste importantissime abilità cognitive non si imparano in un giorno, alla prima lite.

Noi adulti potremmo più tardi ripercorrere con i figli quello che è successo e cercare di vedere se avrebbero potuto affrontare diversamente l’accaduto. Potremmo parlare di come si sono sentiti: arrabbiati, feriti, offesi, in controllo, vincenti, perdenti. Potremmo parlare di come si saranno sentiti gli altri bambini. Infine, dovremmo assicurarci che la voglia di giocare ancora tutti insieme non sia svanita.

Ci si scontra e ci s’incontra e a volte non ci si separa più.

Giocare fuori, però, non fa solo bene al cervello dei bambini ma anche al loro sviluppo fisico. Quando si gioca all’aperto si corre, si salta, si arrampica e si rotola per terra. Queste attività rinforzano i muscoli del tronco e di conseguenza anche la motricità fine e la coordinazione. Quando si gioca fuori si devono superare degli ostacoli; si deve rispettare la distanza fisica tra i bambini e usare la propria forza per lanciare una palla ed acchiapparla; si deve strappare un ramo o togliere quel sasso che ci impedisce di salire più in alto quando ci arrampichiamo.

Quando si gioca fuori si impara in fretta che un pezzo di legno può essere pieno di spine e che le api è meglio lasciarle stare. Si impara in fretta che sotto al sasso ci può essere un ragno e quindi è meglio spostarlo con un bastone. Quando si gioca fuori ci si sporca, si suda, si sbucciano le mani e a volte, purtroppo, ci si può rompere anche un braccio.

Giocare all’aperto è qualcosa che non possiamo negare ai bambini, specialmente oggi -in un era di videogiochi, mille impegni extrascolastici e cibi precotti e confezionati- quando l’obesità infantile è in aumento anche in Italia. Pare che in Europa un bambino su tre tra i 6 e 9 anni sia in sovrappeso o obeso (fonte: OMS).

Giocare all’aria aperta fa solo bene in qualsiasi clima. Non esiste tempo inadeguato, esistono solo vestiti inadeguati. Quindi mamme, vi prego, lasciamo stare il cappellino di lana, la sciarpa e i guantini per l’inverno e magari mettiamole solo DOPO che i bambini avranno corso e giocato e -per fortuna- anche sudato.

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Ultimo aggiornamento Martedì 11 Luglio 2017 13:02