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La maleducazione che dilaga PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Martedì 04 Agosto 2015 00:00

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Viaggio spesso per lavoro e mi capita di imbattermi in persone che credono di essere al centro dell’universo: persone che non ti assistono con la valigia quando sali su un treno, che ti passano davanti in fila, che lasciano andare la porta invece di tenerla aperta quando stai entrando in un negozio, che tengono il livello della musica altissimo quando un intero aereo sta cercando di dormire, che non cedono il posto sull’autobus ad un anziano o ad una persona con ridotta mobilità, che fanno fatica anche a dirti “buon giorno” nonostante condividerete tre ore di viaggio insieme. La lista è ancora lunghissima.

Siccome non mi arrendo davanti alle prime impressioni, mi capita spesso anche di iniziare a parlare con loro. Il più delle volte incontro persone carinissime, lontane dall’immagine di sé che potrebbero dare a chi si ferma soltanto alle apparenze. Viene spontaneo chiedersi come mai quell’atteggiamento iniziale. Come mai sentono di avere più diritto degli altri?

Molti argomentano che è colpa della nostra società frenetica e consumista. Siamo abituati ad avere tutto e subito. Altri dicono che sono persone che sono state inondate da regali e cose materiali da parte dei genitori. Ragazzini viziati, insomma. Credo invece che la risposta non sta nelle cose materiali che i genitori danno ai figli ma nel proprio atteggiamento nei confronti dei figli.

L’altro giorno al supermercato ho visto cinque situazioni che mi hanno lasciato letteralmente con la bocca aperta. Il tutto in meno di mezz’ora!

Il bambino fruttarolo

E’ un bambino di circa 4 anni che frigna se sua madre non gli permette di spingere i tasti della bilancia nel reparto orto-frutta. La mamma acconsente e ride divertita nel vederlo lottare in punta di piedi per arrivarci ai tasti (il più delle volte spingeva i tasti sbagliati e quindi l’operazione si ripeteva più volte.) Noncurante delle altre persone in fila, ignora anche i calci che il bambino dà alle persone dietro di lei mentre lo tiene sotto al braccio per farlo arrivare meglio ai tasti. Insieme al bambino contano quante banane ci sono sulla bilancia, commentano il colore delle pesche cercando insieme con il dito il tasto giusto, spiegando le differenze tra il frutto sulla bilancia e quello sul tasto quando il bambino sbagliava.

Carina ed educativa l’idea ma è da fare proprio il sabato pomeriggio? Perché non ha spiegato al figlio che le bilance servono a chi sta facendo la spesa e non sono un gioco? Che gli avrebbe insegnato ad usarle un altro giorno, quando c’era meno gente? Cedendo a questo suo capriccio gli ha insegnato che la cosa più importante è il suo divertimento e che le altre persone non contano e che non ci sono comportamenti diversi per luoghi diversi.

Il bambino affamato

Chi ha un bimbo piccolo sa che è sempre meglio avere dietro un biscottino, un grissino, un frutto… qualcosa insomma per placare la sua fame improvvisa che può capitare ovunque ci troviamo. Ammettiamolo, molti di noi abbiamo anche dovuto aprire una confezione di cracker prima di arrivare alla cassa del supermercato presi dal panico delle urla del piccolo. La parola chiave qui è “piccolo”. Il bambino in questione ha circa 12 anni. Alla terza o quarta crostatina al cacao il padre gli ricorda di non lasciare in giro gli involucri al quale il figlio risponde: “Dove li butto?” Il padre: “Che ne so?” Il bambino si guarda un po’ in giro e decide di lasciar cadere gli involucri per terra. Il padre gli urla: “Ma sei scemo? Non si butta per terra.” Allora il bambino li raccoglie e li mette su uno scaffale. Il padre lo rimprovera ancora: “E proprio lì lo devi lasciare?” Il bambino, perplesso, replica: “E allora dove?” E il papà ancora una volta: “E che ne so?” mentre si guarda in giro e si dirige verso un’altra corsia. Il bambino lo segue, gli involucri rimangono sullo scaffale.

Il bambino ha imparato un sacco di cose: che le cose si ottengono anche senza pagare, che non importa se lasciamo i nostri rifiuti in giro, tanto qualcuno rimedierà ai nostri “danni” e che suo padre non lo è di aiuto nel trovare una soluzione ai suoi problemi.

Il bambino-polipo

Un bimbo di circa 4 anni cammina verso il carrello dei genitori con le braccia piene di ogni sorta di cose che riesce ad afferrare: caramelle, biscotti, wurstel, formaggino BabyBel e una scatola di pennarelli. I genitori sono decisi ed uniti nel dire di NO al figlio, che non si possono prendere tutte quelle cose. Il bambino frigna un po’ ma i genitori non mollano e presto il bambino abbandona quello che aveva preso.

Peccato che wurstel e BabyBel sono rimasti fuori dal frigo nello scafale del detersivo. Il bambino non impara così il valore del cibo e nemmeno a rimediare dove ha sbagliato.

La bambina go-kart

Ha circa 7 anni e spinge con grande difficoltà il carrello pieno d’acqua. Per avanzare deve buttare tutto il suo peso in avanti e a un certo punto va a sbattere contro gli stinchi di una signora anziana. La madre, vedendo la faccia contorta dal dolore della signora, interviene subito, urlando alla figlia: “Attenta! Guarda dove vai, no? E che cavolo!” Poi nel passare davanti alla signora la guarda con faccia mortificata, le fa una smorfia come dicendo “ah, i bambini!” e sussurra a malapena “Scusi.” La bambina, che non si è fermata, ha ormai imboccato un’altra corsia.

La mamma ha perso un’ottima opportunità per insegnare alla bambina di prendersi le sue responsabilità e un normalissimo atto di gentilezza: quello di chiedere scusa e dimostrare premura per le condizioni della signora. La bambina ha imparato che nella vita le sue azioni hanno poche conseguenze perché, se necessario, qualcuno si scuserà per lei.

Questi quattro bambini hanno fatto cose da bambini. I genitori invece hanno insegnato ai figli che al mondo in primo luogo ci stanno loro (i figli) e solo dopo viene il resto delle persone ma credo che in fondo avessero tutti delle buone intenzioni. La maleducazione si insegna anche quando meno ce lo aspettiamo. Difficilmente si fa appositamente anche se l’incontro con “la bambina gentile” è stata l’eccezione che conferma la regola.

La bambina gentile

Ha circa 3 anni e cammina davanti al suo papà nella corsia della pasta. Una signora anziana fa cadere un pacchetto di pasta e la bambina gliela prende. Sorridendo la da alla signora la quale si china verso la bambina e accarezzando la sua testa le dice: “Grazie, sei molto gentile.” La bambina non fa in tempo a rispondere che il padre, arrabbiato, la prende per mano e la trascina via dicendo: “Ma lascia stare. Non l’hai mica fatto cadere te.”

Abbiamo delle grosse responsabilità in quello che insegniamo ai nostri figli. Prendiamoci un momento e siamo sinceri con noi stessi. Ci piace una persona sgarbata o maleducata? Ci piace la persona egoista che pensa solo a se stessa, noncurante di chi e cosa ha intorno? Probabilmente no. Perché far sì che i nostri figli diventino quella persona? Il potere è nelle nostre mani. Dobbiamo essere quindi il modello di come vorremmo veramente essere.

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