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L'autocoscienza tra un SMS ed un altro PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Venerdì 10 Luglio 2015 00:00

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La tecnologia e l’autocoscienza possono sembrare incompatibili. Spesso i telefonini ci impediscono di vedere quello che abbiamo davanti. Quante persone vediamo inciampare  perché hanno gli occhi sullo schermo dello smartphone mentre i pollici lavorano come matti a scrivere su WhatsApp o su Facebook? Se volete farvi una risata cercate i video su YouTube!!!

L’altra sera in pizzeria ho visto una tavolata di ragazzini, tutti sui 15 anni circa e tutti immersi nei loro smartphone. La conversazione tra loro scarseggiava e quando c’era durava il tempo di una o due frasi prima di “controllare” se era arrivato un messaggio.

Potremmo provare a calcolare quante conversazioni si sono svolte contemporaneamente mentre questi ragazzini erano a tavola ma sarebbe più importante chiederci quando trovano il tempo, in questo mondo di chiacchiere virtuali, per sviluppare l’autocoscienza, la nostra capacità di vederci unici e diversi dalle altre persone.

L’autocoscienza necessita del silenzio perché solo attraverso la riflessione possiamo imparare qualcosa dal nostro vissuto. Non è sufficiente solo vivere delle esperienze diverse. Le dobbiamo interiorizzare e trarne significato.

L’adolescenza è il momento in cui i giovani scoprono la loro identità, la loro unicità. Ci vogliono quindi momenti di silenzio per poter riflettere su chi sono, su che cosa vogliono dalla vita, sulle cose in cui credono e a cui danno valore.

Bisognerebbe spegnere il brusio.  

Condividere le nostre esperienze con gli altri è il primo passo verso lo sviluppo della riflessione. Quando invitiamo bambini e ragazzi a condividere pensieri ed emozioni diamo valore alle loro esperienze. Aiutiamo loro a vedere le cose da altri punti di vista e quindi a riflettere. Ecco come possiamo aiutare i ragazzi a trarre significato dalle loro esperienze :

Andiamo in profondità
Invece di parlare superficialmente delle loro  esperienze , facciamogli delle domande che hanno a che vedere con le loro emozioni. Ad esempio, “Come ti sei sentito dopo…? E il tuo corpo, come ha reagito? (Hai iniziato a tremare, a sudare, a balbettare, ecc..?) Secondo te perché hai iniziato a (sudare,ecc)? Che messaggio ti mandava il tuo corpo? Avresti reagito diversamente se……?”  

Analizziamo l’accaduto
Spesso quando viviamo una situazione le attribuiamo il significato che VORREMMO vedere, tralasciano fatti importanti che ci indicano quello che è accaduto realmente. Questo lo facciamo tutti, adulti, giovani e bambini. Analizzando insieme ai nostri figli le loro supposizioni su un evento li aiutiamo a riflettere e trovare delle alternative di scelta e di pensiero.

Accogliamo i pensieri e le emozioni dei figli
Quello che pensano i nostri figli ha tanto valore quanto ciò che pensiamo noi. E’ il nostro dovere insegnare loro, tra tante cose, anche ad avere una mente aperta e flessibile e per farlo dobbiamo essere noi stessi i primi ad averla. Questo non vuol dire condividere il pensiero dei figli. Vuol dire essere disposte ad ascoltare ed accettare diverse prospettive dalle nostre, senza denigrare né giudicare.

Incoraggiamo il senso di responsabilità
Parliamo insieme ai figli sulle responsabilità. Non solo quelle scolastiche o sociali ma quella che tutti abbiamo anche verso noi stessi. Portiamoli a farsi delle domande. Per esempio, “Il mio modo di pensare, dove mi porta? Cosa mi darà nella vita? Le emozioni che tale esperienza mi dà e che mi fanno reagire di tale modo, mi porta delle conseguenze positive? E se no, sono disposto a vivere con una conseguenza negativa? Che influenza avrà sulle mie scelte future?” La responsabilità verso noi stessi  implica che agiamo su pensieri nostri e non di altri.

Conversazioni come queste o simili che seguono questi criteri, stimolano la curiosità ed il desiderio di crescere. Con la crescita troveranno i loro momenti e le loro modalità di introspezione. Potranno, almeno per un po’, ignorare il brusio degli sms, dei social media, della loro costante attività e stato di allerta. Apprezzeranno l’importanza del silenzio e di quanto imparano su se stessi. L’autocoscienza sarà una forza interiore che aiuterà loro non solo durante la difficile adolescenza ma per tutta la vita.

Ma come al solito, l’esempio lo dobbiamo dare noi.

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