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Una pozzanghera per due PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Mercoledì 24 Maggio 2017 14:20

I miei amici americani (e non solo quelli della calda California) non hanno mai sentito parlare dell’attacco di cervicale, non indossano quasi mai le ciabatte, raramente tirano fuori un termometro e di certo non appesantiscono la borsa da spiaggia con accappatoi e costumini di ricambio. Occhio! Non sto criticando il modo di fare degli italiani. Non sarebbe giusto come non sarebbe giusto il contrario. Sono semplicemente usanze diverse. Possiamo chiamarlo, se vogliamo, “italianitudine” (l’attitudine a fare le cose alla maniera italiana.)

Tutto questo mi è venuto in mente perché l’altra sera, in un documentario per tv intitolato David Lynch: The Art Life,  lo stesso Lynch racconta un suo ricordo d’infanzia, nella Missouri (credo) degli anni ’50. Aveva circa 5 anni ed insieme ad un suo amico, scavò sotto a un grosso albero una fossa che sua madre riempiva d’acqua perché potessero trascorrere i pomeriggi caldi nel fresco della pozzanghera fangosa. Appena l’abbiamo sentito, mio marito ed io ci siamo guardati e ci siamo messi a ridere. Il pensiero che aveva attraversato la nostra testa era lo stesso: figurati se una mamma italiana avrebbe mai detto al figlio di giocare o –peggio ancora!- di sedersi a giocare in una pozzanghera di fango!

una pozzanghera per due bambini

E in quel momento mi è mancata l’America o forse mi è mancata l’americanitudine che ha segnato la mia infanzia. Quell’americanitudine che rende felice e spensierata la vita di un bambino e un tantino più facile il “lavoro” di una mamma. Quell’americanitudine che odora di gelsomino in estate e suona come una chitarra degli America.

 Purtroppo anche le guerre fanno parte dell’americanitudine e se da un lato è vero che sta rovinando la vita di tanti bambini e di tante famiglie se non era per l’americanitudine forse l’Italia non si sarebbe liberata dai nazisti. Ma questo post non vuole essere un post polemico o politico perché non me ne intendo e credo che di politica si parli già abbastanza. Non sono uno stratega politico o un economista. Mi hanno insegnato a non lamentarmi per il solo gusto di lamentarmi ma di farlo proponendo delle alternative ed io di alternative purtroppo non ne ho. L’unico argomento che posso presentare è quello della pacifista, dell’idealista, di chi ignora i meccanismi complessi necessari per guidare una nazione. Sarei ingenua se pensassi che potesse bastare.

Due sere fa, al concerto di Ariana Grande a Manchester, si è compiuto l’ennesimo terribile atto terroristico e la cosa mi ha lasciato un sapore amaro in bocca. Allo stesso modo so bene che ogni giorno muoiono centinaia di bambini in Siria e in altre parti del mondo, bambini che mai si sarebbero sognati di andare a vedere un concerto perché probabilmente non possiedono nemmeno una radio per conoscere le canzoni. Rispetto a loro, i “nostri” morti sono in teoria quelli “fortunati,” quelli che sino a quel momento  la vita aveva trattato meglio, che hanno avuto cibo da mangiare, un tetto sulla testa, un’educazione, soldi in tasca e tranquillità civica. Lo so.

Lo so ma non mi consola perché sono molto arrabbiata, molto triste, e vorrei ridare a TUTTI i bambini quella mia versione di americanitudine per permettere loro di vivere nella spensieratezza e nell’innocenza dove la felicità si può trovare nello sguazzare in una pozzanghera di fango o nel nascondersi dentro al tronco di un albero caduto.

una pozzanghera per due gioco

(Mio figlio, Tommy, a 7 anni, sorpreso nel suo nascondiglio!)

 

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