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2016: l'anno di Chomsky? PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Sabato 16 Gennaio 2016 00:00

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Di teorie su come si acquisisce una lingua ce ne sono tante e quella della Grammatica Universale di Noam Chomsky è sicuramente una delle più note. La teoria postula che i principi della grammatica siano condivisi da tutte le lingue, e siano innati per tutti gli esseri umani. Non vuole descrivere specificamente una lingua o l'altra, né postulare che "tutte le lingue hanno la stessa grammatica", ma si propone di individuare una serie di regole innate che spiegherebbero come i bambini acquisiscono le lingue, e come imparano a costruire frasi grammaticalmente valide.

Per quanto conosciuto e rispettato nel mondo accademico, Noam Chomsky - linguista, filosofo, teorico della comunicazione e anarchico statunitense- la sua teoria è sempre stata prevalentemente rifiutata da neuro scienziati e psicologi che sostengono che è l’esperienza ad insegnarci come costruire una frase.

Il mese scorso sembra sia stato quello di Noam Chomsky, o meglio della sua teoria. Infatti, sono stati pubblicati due importanti studi che sostengono che Chomsky ha ragione.

Il primo studio, Cortical Tracking of Higherarchical Linguistic Structures in Connected Speech (Ding, Melloni, Zhang, Tian & Poeppel, 7/12/15) pubblicato sull’ultimo numero del giornale Nature Neuroscience, è stato condotto da un équipe di neuroscienziati della New York University ed è basato sull’opera Syntactic Structures (1957)  di Chomsky che diceva come siamo in grado di riconoscere una frase assurda come tale pure capendo che è  grammaticamente corretta. Chomsky aveva portato come esempio la sua ormai famosa “Colorless green ideas sleep furiously” (idée incolori verdi dormono furiosamente) e spiegava che ciò era possibile perché siamo dotati di una conoscenza astratta che ci permette di fare tali distinzioni anche quando non c’è relazione tra una parola ed un’altra. Siamo in grado di dare un senso alle parole perché il nostro cervello le combina in maniera gerarchiale, un procedimento che riflette un meccanismo di grammatica interna.

Usando la magnetoencefalografia per misurare i campi magnetici generati dal cervello e la elettrocorticografia per misurare l’attività cerebrale, i ricercatori hanno potuto individuare come fa il cervello a seguire le diverse astrazioni linguistiche –come ad esempio le sequenze di parole ("furiosamente verde dormono incolori") o le frasi brevi (“dormono furiosamente” e “idée verdi”) e infine le frasi intere (“le idée incolori Verdi dormono furiosamente”)- mentre rimuove allo stesso tempo i segnali ricevuti dall’intonazione della voce  (che molti sostengono siano necessarie per poter costruire una frase. )

La conclusione di questo studio è alquanto controverso, detto dagli stessi ricercatori, proprio perché l’idea di una grammatica interna, non è molto popolare.

Mentre il mondo scientifico ed accademico discute i risultati dei ricercatori newyorkesi, all’Università di Oslo in collaborazione con l'Università di Cambridge stanno portando avanti un progetto, Traces of History,  che cerca di confermare l’esistenza della “grammatica universale”. 

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Il progetto è incentrato su una costruzione molto tipica tuttora delle lingue germaniche ma che è scomparsa dalle lingue latine. Si tratta del Verb Second constraint (V2), ovvero una costruzione della frase in cui il verbo è in seconda posizione. (Ad esempio, la frase “Oggi i bambini stanno giocando bene/correttamente/allegramente” viene tradotta “Oggi stanno giocando i bambini bene/correttamente/allegramente” (I dag leker barna fint in norvegese che è una lingua V2.)  Il verbo "stanno giocando" è in seconda posizione dopo l’avverbio "oggi" mentre in italiano il verbo è in terza posizione, dopo il sostantivo "bambini". Capire perché le lingue latine hanno perso nell’arco dei secoli questa costruzione è l’obiettivo del progetto.

Nel medioevo non solo le lingue latine erano V2 ma anche l'inglese lo era prevalentemente. Oggi in inglese possiamo vedere alcuni strascichi di questa costruzione. Le frasi negative mantengono tuttora il verbo in seconda posizione:

Under no circumstance will I agree. (In nessuna maniera accetterò.)

Never have I laughed so hard. (Non ho mai riso così forte.)

Perché si sia persa questa costruzione nelle lingue latine e non in quelle germaniche è ancora un mistero ma i ricercatori ritengono che la sua ritenzione abbia a che vedere con altre caratteristiche della lingua stessa. Una teoria che cercheranno di provare nel progetto è che il verbo in seconda posizione è solo una manifestazione di un meccanismo linguistico comune a tutte le lingue e che riscontra paralleli anche nelle grammatiche non-V2.

Aveva ragione Chomsky? E’ presto per dirlo ma forse il 2016 sarà il suo anno!

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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Gennaio 2019 11:52