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What's hot: ottobre 2015 PDF Stampa E-mail
Scritto da Adriana Cantisani   
Giovedì 29 Ottobre 2015 00:00

ana june creative

Questo mese due pubblicazioni in particolare hanno catturato la nostra attenzione. Anche se il nostro principale impegno è quello di produrre metodi didattici per l’insegnamento dell’inglese ai bambini italiani, non possiamo ignorare che il nostro lavoro ha origini molto più lontane, quando il bambino inizia a produrre i suoi primi suoni. Per poter insegnare l’inglese, dobbiamo concentrarci anche su come il bebé impara una qualsiasi lingua, anche la propria lingua madre. Sono considerazioni importanti, specie quando abbiamo a che fare con la fascia più piccola come quella di EIF 1-3 anni.

Tutti sanno che la lallazione è il precursore delle parole per i bebé di tutto il mondo ma uno studio intitolato “Why repetition? Repetitive babbling, auditory feedback, and cochlear implantation,” (“Perché Ripetere? La lallazione ripetitiva, feedback auditivo ed impianti cocleari.” n.d.r.) della Dott.ssa Mary Fagan della University of Missouri School of Health Professions, suggerisce che la lallazione ripetitiva avviene perché i bambini si sentonoparlare.

La lallazione consonante-vocale (“dada”, “baba”, “papa”, ecc.) è molto comune tra i bebé di circa 8 mesi di età ma non prevale tra quelli totalmente sordi, o comunque con un livello di sordità importante. Tuttavia, non appena a questi ultimi vengono inseriti degli impianti cocleari, iniziano a produrre i classici suoni a due sillabe della lallazione con la stessa frequenza dei bambini normo-dotati.

Il fatto che sono spinti dal proprio comportamento e che imparano da questo, specie per quanto riguarda il parlare, dimostra come le esperienze aiutino lo sviluppo linguistico, sociale e cognitivo dei bambini. Lo studio in questione non sminuisce l’importanza di sentire gli altri parlare – si sa che è necessario- ma sensibilizza all’idea che i bebé non ricevono passivamente quello che viene detto loro. Anzi, sono impegnati nei processi evolutivi in maniera totalmente attiva.

Questo studio indica che i bebé sono motivati a parlare perché sentono i suoni che producono. I suoni sono, quindi, funzionali alla produzione del linguaggio. I bebé formano delle rappresentazioni mentali delle proprie lallazioni, il che potrebbe spiegare perché tendono ad usarli al posto dei suoni più comuni della lingua parlata dagli adulti.

Quindi, per imparare una lingua bisogna poter parlare, o meglio, bisogna poter produrre dei suoni di quella lingua. Non è sufficiente solo ascoltare la lingua. L’apprendimento non avverrà. Il bambino deve essere attivo nella produzione dei nuovi suoni. Questa ricerca è in linea con quello che ad English is Fun! abbiamo sempre sostenuto: che il miglior modo per imparare la lingua è attraverso un contatto costante e diretto con l’insegnante.

Non riteniamo utili l’utilizzo di strumenti multimediali per i bambini nei nostri corsi perché questi non incoraggiano il bambino a comunicare, a parlare, appunto. Si può ascoltare un cd di favole o di musica, si può giocare con un’app o al computer senza mai aprire bocca – e nulla toglie che questi permetterebbero al bambino di sentire la lingua-  ma avere un’insegnante davanti, una persona vera che ti parla non solo con le parole ma con l’espressione degli occhi, la mimica facciale, il respiro, il timbro della voce, il linguaggio del corpo.. quella è la vera comunicazione e la cosa che invoglia a “parlare”, anche se all’inizio solo con la lallazione.

Ci vuole un buon udito, quindi, ma anche una lingua libera, come dimostra lo studio fatto al Infant Studies Centre della University of British Columbia, “Sensorimotor influences on speech perception in infancy” (“Influenze sensoriali-motori sulla percezione della parola in prima infanzia” n.d.r.) di Alison G. Bruderer, D. Kyle Danielson, Padmapriya Kandhadai and Janet F. Werker.

Lo studio mostra che se si inibisce il movimento della lingua del bebé, quest’ultimo non è in grado di distinguere suoni simili. Lo studio, pubblicato il 12 ottobre 2015, è il primo a scoprire un legame diretto tra i movimenti oro-motori e la percezione uditiva della parola.

Nello studio, diversi giocatoli per la dentizione sono stati introdotti nella bocca di bambini di sei mesi mentre ascoltavano due suoni diversi appartenenti alla lingua Hindi. I bambini stavano tutti imparando l’inglese come prima lingua ed i suoni presentati erano due suoni “d” (suoni che bambini di questa età riescono a differenziare.)

Quando i giocatoli per la dentizione limitavano i movimenti della punta della lingua, i bambini perdevano l’abilità di distinguere tra i due suoni ma quando le loro lingue erano libere di muoversi, i bambini riuscivano a fare la distinzione.

I risultati dello studio sollevano dei dubbi riguardo alle supposizioni sullo sviluppo della parola e della lingua. Finora, la ricerca sullo sviluppo della percezione della parola e sullo sviluppo del linguaggio si basava sull’esperienza puramente uditiva. Secondo la Bruderer, primaria autrice di questo studio, i ricercatori dovrebbero prendere in considerazione anche i movimenti oro-motori.

In nessun momento questo studio vorrebbe suggerire che i giocattoli per la dentizione siano un male per i bambini o che bisognerebbe abolire il loro uso ma mette in discussione il tempo dedicato al loro impiego. Per quanto tempo deve potersi muovere liberamente la lingua per un corretto sviluppo della parola? Come avviene questo sviluppo in bambini che hanno impedimenti motori della bocca, come per esempio quelli con la palatoschisi, una paralisi oppure quelli che devono usare un ventilatore meccanico per insufficienza respiratoria, ecc.?

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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Gennaio 2019 11:54